Il tribunale di Ortona conferma: il fermo della nave di soccorso Humanity 1 era illegittimo
Berlino, 14 luglio 2026 – La scorsa settimana, SOS Humanity, nell’ambito dell’alleanza Justice Fleet, ha ottenuto un’altra vittoria giudiziaria: il tribunale di Ortona ha stabilito che il fermo della nave di soccorso Humanity 1, avvenuto nel dicembre 2025, era illegittimo. Il giudice ha ribadito le conclusioni adottate da precedenti sentenze dei tribunali italiani, secondo cui la Libia non può essere considerata un luogo sicuro per le persone soccorse in mare. Ciononostante, la scorsa settimana un’altra nave dell’alleanza Justice Fleet — la Trotamar III — è stata trattenuta in Italia.
La sentenza pubblicata giovedì scorso conferma che la detenzione delle navi di soccorso per mancata coordinazione con il centro di coordinamento libico viola il diritto marittimo internazionale. Il tribunale ha sottolineato che è «assolutamente impossibile» considerare la Libia un luogo sicuro, poiché le violazioni dei diritti umani nei confronti di rifugiati, richiedenti asilo e migranti continuano impunemente.
«In un’ennesima sentenza, un giudice italiano ha affermato che è illegale imporre a un comandante di comunicare con il centro di coordinamento libico per il soccorso, poiché la Libia non può essere considerata un luogo sicuro per le persone soccorse in mare», spiega Cristina Cecchini, avvocata di SOS Humanity.
La sentenza si riferisce al fermo della nave di soccorso Humanity 1 a Ortona nel dicembre 2025. Dopo aver soccorso 160 persone in pericolo in mare, le autorità italiane avevano fermato la nave perché l’equipaggio non aveva comunicato con il centro di coordinamento dei soccorsi libico.
SOS Humanity e l’alleanza Justice Fleet non riconoscono la cosiddetta Guardia Costiera libica — subordinata al centro di coordinamento dei soccorsi — come attore legittimo, in quanto è accusata di gravi crimini contro le persone in fuga via mare e in Libia.
Più recentemente, il 9 luglio scorso, è stato emesso un provvedimento di fermo di 45 giorni nei confronti della barca di soccorso Trotamar III. L’equipaggio della nave, gestita da CompassCollective, si era rifiutato di comunicare con il centro di coordinamento dei soccorsi libico.
«Il fermo della Trotamar III e la nostra vittoria in tribunale, ottenuta quasi contemporaneamente in un caso analogo, mettono a nudo la posizione giuridica altamente discutibile del governo italiano, che insiste affinché le navi delle ONG comunichino con questi attori libici illegittimi», afferma Wasil Schauseil, portavoce di SOS Humanity.
«Inoltre, la sentenza riveste un’importanza politica: mentre i tribunali sottolineano le condizioni disumane a cui sono sottoposti migranti e rifugiati in Libia, i governi europei stanno intensificando i propri sforzi per impedire a queste persone di fuggire dal Paese».
I documenti pubblicati dall’organizzazione Statewatch dimostrano che l’UE e i suoi Stati membri continuano ad ampliare la loro cooperazione in materia di migrazione con le autorità della Libia, paese politicamente frammentato, pur essendo consapevoli delle «condizioni disumane» nei centri di detenzione libici, dell’ostilità generale nei confronti dei migranti nel Paese e della repressione delle ONG.
In un rapporto del 2025, l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha documentato la responsabiltà europea nelle violazioni sistematiche dei diritti umani in Libia.
È possibile consultare la sentenza originale del tribunale a questo link.
Flore Murard
Addetto stampa per l’Italia
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Maggiori informazioni sulla Justice Fleet sono disponibili qui.