Migrazione: crisi dello Stato di diritto, denuncia SOS Humanity

Stefano Belacchi / SOS Humanity

Berlino, 19 giugno 2026. In vista dellGiornata mondiale del rifugiato, SOS Humanity mette in guardia da una crescente crisi dello Stato di diritto nelle politiche migratorie dell’UE. In una dichiarazione congiunta firmata da 275 organizzazioni tedeschel’organizzazione di ricerca e soccorso chiede che l’umanità, la dignità e i diritti umani dei migranti e dei rifugiati siano rispettati in un momento in cui l’Europa sta chiudendo le frontiere a chi cerca protezione  

Nel loro “Memorandum per una forte protezione dei rifugiati”, le organizzazioni, tra cui i promotori Diakonie, Pro Asyl, Paritätischer Wohlfahrtsverband, Arbeiterwohlfahrt, Amnesty International e Handicap International, si uniscono per sostenere l’aspirazione universale di tutti gli esseri umani a una vita all’insegna della sicurezza e della dignità.

Anche SOS Humanity esprime la propria preoccupazione riguardo alla Dichiarazione di Chişinău sulla migrazione e i diritti umani. Adottata da tutti i 46 Stati membri del Consiglio d’Europa il 15 maggio 2026, essa rischia ulteriormente di minare la protezione dei rifugiati in Europa, mettendo a confronto i diritti fondamentali garantiti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo con gli interessi di sicurezza.

«La Dichiarazione di Chişinău, così come la recente riforma del Sistema europeo comune di asilo (GEAS), stanno accelerando quello che percepiamo come un indebolimento dello Stato di diritto nel settore della migrazione», afferma Marie Michel, esperta di politica presso SOS Humanity. «Da molti anni l’equipaggio a bordo della nostra nave di soccorso Humanity 1 è testimone di violazioni del diritto internazionale commesse nel Mediterraneo dalle milizie libiche sostenute dall’UE – una conseguenza diretta dell’esternalizzazione della gestione delle frontiere dell’Unione. La cosiddetta Guardia Costiera libica intercetta illegalmente le persone in fuga e le costringe con la forza a tornare in Libia, il Paese da cui sono fuggite – un atto esplicitamente vietato dalla Convenzione di Ginevra sui rifugiati. Con il nuovo Patto europeo sulla migrazione, la speranza dei richiedenti protezione di poter vivere in sicurezza dopo aver attraversato l’inferno in Libia verrà ora amaramente delusa/tradita. Dopo aver raggiunto l’Europa rischiando la vita in mare, le persone in movimento avranno un accesso molto limitato a una valutazione individuale e adeguata delle loro richieste di asilo. Inoltre, si ritroveranno spesso nuovamente in stato di detenzione, comprese le famiglie con bambini piccoli. In vista del 75° anniversario della Convenzione di Ginevra, dobbiamo affermare che il diritto individuale all’asilo è sotto attacco in Europa.”

Per dimostrare le violazioni dei diritti umani commesse in mare e in Libia, SOS Humanity raccoglie le testimonianze dei sopravvissuti a bordo della nave di soccorso Humanity 1. Ne è un esempio Raheem*, originario del Sudan: «In Libia ho subito violenze, percosse e ogni forma di ingiustizia e oppressione durante la detenzione. Sono salito su un’altra imbarcazione e mi sono diretto in mare per la terza volta. Avevo deciso che dovevo raggiungere l’Europa – il luogo in cui i diritti umani sono riconosciuti e dove tutte le componenti della società sono rispettate indipendentemente dalle differenze di colore, religione o etnia».

Dal 2016 l’Unione Europea sostiene la cosiddetta Guardia Costiera libica – che è infiltrata da milizie brutali – al fine di tenere i rifugiati lontani dalle coste europee. Tuttavia, l’escalation di violenza contro le persone in fuga attraverso il Mediterraneo e il trattamento profondamente disumano riservato a centinaia di migliaia di richiedenti asilo bloccati in Libia vengono in gran parte ignorati nel dibattito pubblico europeo, nonostante la responsabilità condivisa dell’UE.

 

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Isabelle Law
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