SOS Humanity impugna una sentenza del Tribunale amministrativo regionale (TAR) del Lazio

Humanity 1 auf dem Meer
Beloqui Evardone / SOS Humanity

SOS Humanity intraprende un’azione legale a seguito di una sentenza del Tribunale amministrativo regionale del Lazio la quale contraddice sia il diritto internazionale che la giurisprudenza italiana degli ultimi 10 anni. 

Il 19 febbraio 2026, il Tribunale amministrativo regionale del Lazio (TAR) ha emesso la sua sentenza su un ricorso presentato da SOS Humanity nel novembre 2022 contro il decreto interministeriale del governo italiano che aveva portato a uno sbarco selettivo. Il Tribunale ha respinto il ricorso di SOS Humanity per inammissibilità, ma si è comunque espresso nel merito, attribuendo a SOS Humanity le spese processuali pari a 2.000 euro. Il decreto regolava l’ingresso e la permanenza nelle acque territoriali italiane della nave Humanity 1, che aveva effettuato operazioni di soccorso di persone in pericolo nel Mar Mediterraneo. Successivamente, alla Humanity 1 è stato ordinato di lasciare il porto di Catania con 35 sopravvissuti ancora a bordo. In precedenza, le autorità avevano effettuato un arbitrario triage dei naufraghi nel porto di Catania, in violazione del diritto internazionale, concludendo che 36 sopravvissuti non sarebbero stati autorizzati a sbarcare in quanto non si trovavano in una “situazione di salute precaria”. SOS Humanity intraprenderà un’azione legale contro la decisione del TAR Lazio. 

“La decisione solleva gravi e urgenti questioni problematiche perché ignora di fatto la presenza e i diritti delle persone in pericolo. Essa sovverte la gerarchia costituita dei principi costituzionali, ponendo interessi meno importanti al di sopra dei diritti fondamentali, che dovrebbero avere la priorità. Allontanandosi da norme giuridiche consolidate, la sentenza rischia di consentire agli stati di eludere le proprie responsabilità. Di conseguenza, le persone vulnerabili in mare potrebbero rimanere senza protezione e il rispetto generale dello stato di diritto potrebbe essere indebolito”, afferma Giulia Crescini, avvocata di SOS Humanity. 

Wanda Proft / SOS Humanity

La Corte basa la propria decisione su un’interpretazione che compromette i principi giuridici cardine della ricerca e soccorso e dell’azione umanitaria in mare. La sentenza solleva l’Italia dalla responsabilità di coordinare un luogo sicuro per le persone salvate in mare, in qualità di autorità di ricerca e soccorso, e trasferisce tale responsabilità a Malta e alla Tunisia, nonostante il Centro maltese di coordinamento dei soccorsi abbia dimostrato sistematicamente la propria incapacità di rispondere ai casi di emergenza da oltre dieci anni, e la Tunisia non costituisca un luogo sicuro. Inoltre, classificando Humanity 1 come un caso di passaggio non innocente e definendo i naufraghi soccorsi come violatori delle leggi italiane sull’immigrazione, la decisione contraddice il principio fondamentale del diritto marittimo internazionale: che le persone devono essere soccorse e sbarcate in un luogo sicuro indipendentemente dal loro status giuridico, dalla loro nazionalità, dal loro sesso o dalla loro età. Confondere lo sbarco di persone salvate dal pericolo in mare con un tentativo di violare le leggi sull’immigrazione è una rappresentazione errata che contraddice i principi giuridici vincolanti. 

La sentenza è in netto contrasto con l’attuale giurisprudenza italiana. Nel febbraio 2023, il Tribunale civile di Catania aveva già dichiarato che impedire ai 35 naufraghi di sbarcare in base al decreto era illegale in quanto ostacolava il dovere di sbarcare in un luogo sicuro e il diritto delle persone di accedere alla procedura di asilo. La Corte di Cassazione – nel caso Rackete nel 2020 e Open Arms nel 2024 – ha chiarito che Malta e la Tunisia non possono essere considerati luoghi sicuri e ha ribadito che gli stati costieri devono garantire che le persone soccorse in mare siano portate in un luogo sicuro. La sentenza del TAR Lazio crea un pericoloso precedente giuridico, compromettendo il diritto delle navi al libero passaggio e il loro dovere di soccorso. Anziché rafforzare il diritto marittimo internazionale e la tutela dei diritti umani, essa rischia di legittimare l’elusione da parte degli Stati europei delle loro responsabilità nei confronti delle persone in pericolo. Ciò avviene in un momento in cui si documenta il numero più alto mai registrato di morti nel Mediterraneo nei mesi di gennaio e febbraio e il governo italiano di estrema destra sta discutendo un disegno legge per un blocco navale.

Contesto: eventi del novembre 2022 relativi alla sentenza 

Il 4 novembre 2022, dopo 13 giorni in mare con 179 sopravvissuti a bordo, che erano stati precedentemente soccorsi dal mare, e 21 richieste di un porto sicuro all’Italia e a Malta per sbarcare le persone, la nave di soccorso Humanity 1 ha ricevuto un decreto interministeriale firmato dai ministri italiani dell’Interno, della Difesa e delle Infrastrutture. Il decreto vietava alla nave di sostare nelle acque territoriali italiane più a lungo di quanto “necessario per le operazioni di soccorso e assistenza alle persone in condizioni di emergenza e in condizioni di salute precarie. 

Il 5 novembre, la Humanity 1 ha ricevuto l’ordine dal Ministero dell’Interno italiano di entrare nel porto di Catania, dove a 36 dei 179 sopravvissuti è stato negato lo sbarco sulla base di una valutazione arbitraria e illegittima da parte delle autorità che li hanno classificati come “sani”. Di fatto, questa misura è stata applicata a tutti i sopravvissuti maschi adulti. Una delle 36 persone ha perso conoscenza, è svenuta ed è dovuta essere soccorsa da un’ambulanza dopo l’annuncio della decisione. Successivamente, alla nave è stato ordinato di lasciare il porto di Catania, in violazione del diritto marittimo internazionale, che stabilisce che un soccorso è completato solo dopo che tutti i sopravvissuti sono sbarcati in un luogo sicuro. L’8 novembre, tutti i 35 sopravvissuti rimasti sono potuti sbarcare in Italia. 

SOS Humanity ha sostenuto davanti al Tribunale civile di Carainia una richiesta urgente da parte delle 35 persone alle quali non era stato autorizzato lo sbarco, di accedere immediatamente a un luogo sicuro e richiedere la protezione internazionale. SOS Humanity ha sostenuto davanti al Tribunale civile di Catania una richiesta urgente da parte dei naufraghi ai quali non era stato autorizzato lo sbarco, di accedere immediatamente a un luogo sicuro e la possibilità di richiedere protezione internazionale. Il Tribunale civile ha ritenuto che impedire alle persone soccorse di sbarcare in un luogo sicuro e di accedere alla procedura di asilo sia illegale.  

Il 6 febbraio 2023, il tribunale di Catania ha dichiarato illegittimo il decreto che imponeva il divieto alla nave di soccorso Humanity 1 il 4 novembre 2022, in quanto ostacolava in modo discriminatorio il diritto di sbarcare in un luogo sicuro e di accedere alla procedura di asilo. Tuttavia, in palese contraddizione con la giurisprudenza precedente, il 19 febbraio 2026 il Tribunale amministrativo del Lazio si è pronunciato nel merito a favore del decreto interministeriale, nonostante avesse dichiarato il ricorso inammissibile. SOS Humanity presenterà ricorso contro la sentenza. 

Il testo completo della sentenza è disponibile qui. 

 

Rapporto di soccorso n. 2: Humanity 1 in mare (inglese)